Review: “The Heir” (The Selection #4) by Kiera Cass



Questa volta ammetto di essermi voluta del male da sola, leggendo questo libro. Si sa, a del sano trash non so dire di no, ma forse con la serie della Cass avrei dovuto chiudere con The One e tutta la sua parte finale totalmente insensata. Quindi sì, stavolta mi sono data la zappa sui piedi da sola, ma capitemi e compatitemi.
Tornando al libro, siamo al quarto (e non previsto) libro della serie “The Selection” di Kiera Cass, pubblicato in contemporanea in America e Italia. Per l’occasione e per farci quattro risate, io e Anncleire di Please Another Book abbiamo deciso di leggerlo e commentarlo insieme.

Il #PPTheHeirRA è stato divertente, perché in fondo siamo delle fantastiche reading buddies e le battute si sono sprecate, però il libro, purtroppo, non è piaciuto a nessuna delle due. Ma andiamo con ordine…

AVVISO: Ovviamente possibili spoilers per chi non ha letto The One.

Title: The Heir
(The Selection #4)
Author: Kiera Cass
Language: English, Italiano
Genre: YA, Dystopia, Romance.

“Sono passati vent’anni da quando America Singer ha partecipato alla selezione e conquistato il cuore del principe Maxon. Ora, nel regno di Illea, è tempo di dare inizio a una nuova selezione. E questa volta sarà la giovane principessa Eadlyn a scegliere tra i trentacinque pretendenti arrivati a palazzo. Non si aspetta certo che la competizione possa regalarle la stessa favola d’amore dei suoi genitori. Ma scoprirà presto che il suo lieto fine non è poi così impossibile come aveva pensato.”

THE SELECTION SERIES

“Non sono capace di trattenere il fiato per sette minuti. Non arrivo neppure a uno.
Una volta ho provato a correre i millecinquecento metri in sette minuti, dopo aver scoperto che ci sono atleti che ce la fanno in quattro, ma a metà strada mi ha bloccato una fitta al fianco e ho dovuto rinunciare.
C’è una cosa, però, che sono riuscita a fare in sette minuti e che la maggior parte della gente troverebbe davvero impressionante: sono diventata regina.”


Ho dovuto aspettare un po’ per scrivere la recensione di questo libro. Vuoi perché inizialmente avevo pensato di fare una recensione tutta di gif (che però trovate in parte sul mio GR, quindi vedete qui e poi perché io e Anncleire abbiamo ancora un mezzo progetto), vuoi perché non riuscivo a capire perché mi aveva provocato tutte queste reazioni negative, come per esempio la reaction gif del finale. Insomma avevo letto e apprezzato la trilogia iniziale della Cass, anche con The One che per me era stata un’enorme delusione. Perché ora, invece non sono riuscita ad apprezzare una delle mie autrici trash preferite?

In The One abbiamo assistito al tanto sospirato matrimonio con incoronazione dei protagonisti e nell’epilogo avevamo scoperto che era in arrivo un erede per la coppia. Ammetto che molte domande erano state lasciate senza risposta come la questione dei ribelli e questo era stato un punto a sfavore per quel libro, ma tutto sommato mi ero ritenuta soddisfatta dalla fine (d’altronde ho sempre ‘shippato’ Maxon/America, perché aveva una dinamica migliore che America/Aspen). Quando però è arrivata notizia di un quarto inaspettato libro, dentro di me la voglia di leggere aveva lasciato da parte il buonsenso. Ho voluto The Heir probabilmente da quando è stata annunciata l’uscita, però mi aspettavo qualcosa di notevolmente migliore.

La protagonista diventa Eadlyn, primogenita di Maxon e America, destinata a diventare regina per quei sette minuti che l’hanno fatta precedere al fratello gemello Ahren. E quando il momento di prendere il potere inizia ad avvicinarsi, il popolo comincia a ribellarsi con più forza, così i regnanti le propongono un evento unico e in grado di distrarre l’attenzione di tutti dai problemi che stanno vivendo, una Selezione maschile. Ma la futura erede al trono sarà in grado di sopportare questa situazione e soprattutto troverà il vero amore come avevano fatto i suoi genitori prima di lei?

Sin dai primi capitoli non sono riuscita ad entrare in contatto con questa nuova protagonista. America aveva già i suoi grandi difetti con il suo continuo “Maxon o Aspen?”, ma in fondo aveva quel non so che di simpatico che ti faceva ridere e riusciva ad intrattenerti. Sua figlia invece viene presentata come una ragazza viziata con un enorme ego, così grande che mi chiedo come facciano gli altri a starle accanto. Voi risponderete: “E, beh, mica devi amare tutte le protagoniste dei romanzi!”. In effetti, proprio questo è il punto meno importante del libro.
Un’altra cosa che mi ha fatto storcere il naso subito è stata la motivazione della Selezione. Certo, non era nobilissima neanche quella della Selezione originale, però in fondo aveva alla base uno spirito diverso. Scegliere una futura Regina in mezzo a tante ragazze di qualsiasi ceto sociale si traduceva sì in un aumento di consensi, ma dava la possibilità a molte di loro di cambiare la loro vita in un mondo come quello tremendamente ingiusto. In The Heir la Selezione diventa invece motivo per mettere su uno spettacolo divertente per nascondere al popolo l’inettitudine dei regnanti al comando. Forse se questa premessa non mi avesse fatto abbastanza arrabbiare avrei apprezzato molto di più il resto.

Comunque, lasciando da parte le dovute premesse, la Selezione inizia e tra i protagonisti vengono fuori alcuni personaggi interessanti. C’è Kile Woodwork, ad occhio e croce il mio preferito, figlio di Marlee e inserito nella Selezione contro il suo volere. Vi ricorda forse qualcuno?
O anche Henri, il simpatico partecipante svedese con il suo fedele traduttore Erik, che potrebbe presto rubargli il posto. Ma c’è sicuramente l’imbarazzo della scelta con questi contendenti al cuore di Eadlyn.
Come da prassi, la Selezione va avanti tra alti e bassi con appuntamenti disastrosi e inaspettati sentimenti da parte della protagonista. C’è anche tempo per foto, interviste e quant’altro. Insomma il ‘format’ della Selezione non cambia, sebbene via siano un paio di aggiunte e qualche momento fuori programma. Eadlyn dalla sua non convince sempre e anche il fatto di stare dall’altra parte rende tutto completamente diverso. Molto spesso mi sono chiesta come doveva essere per Maxon tutto quello, ma Eadlyn non ha né le intenzioni né la personalità di suo padre.
Non parliamo neanche del fatto che la parte finale mi ha delusa molto e, credetemi, neanche per il cliffhanger che mi aspettavo, ma proprio per i personaggi e ciò che succede. Come notavo con Anncleire, se nel libro precedente c’era un minimo di caratterizzazione dei personaggi, qui gli adulti sono pressoché macchiette e altri cambiano comportamento da un momento all’altro.
Ultima cosa, il world building. Quello che era un tragico problema già della trilogia qua diventa un grosso scoglio. Le domande si moltiplicano durante la lettura e quasi nessuna spiegazione viene data su ciò che è accaduto o accade fuori. Un panorama troppo frammentario che mi ha lasciata davvero insoddisfatta.
Concludendo, la sensazione è che questo libro sia stato forzato, probabilmente dalla casa editrice e dal successo della serie, e che se fosse uscito con più calma, magari ragionandoci su di più, si sarebbe potuto replicare il successo della trilogia. Leggerò il prossimo? Francamente non lo so, forse solo per sapere come se la passa Kile e scoprire cosa combineranno di più Eadlyn e soci.

The Heir ci riporta nell’universo di Iléa in cui la nuova erede dovrà vedersela con le responsabilità del regno, una Selezione al maschile e le aspettative degli altri su di lei. Tra appuntamenti, doveri di stato e interviste, saprà dimostrarsi degna del ruolo che ricopre e troverà anche l’amore?

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