Blog Tour ~ Recensione: “Plugged” di Jill Cooper (#2)

Buon lunedì, Petrichors!
Iniziamo la settimana parlando del secondo volume della serie The Rewind Agency che arriva qui in Italia grazie alla Dunwich Edizioni. Per questo blog tour ho avuto l’occasione di leggere entrambi i libri e presto vi parlerò anche del primo romanzo, Quindici minuti.
Oggi, però, è il turno di Plugged e di una domanda semplice “Cosa farei se potessi andare indietro di quindici minuti?”. Venitelo a scoprire!

Titolo: Plugged
(The Rewind Agency #2)
Autore: Jill Cooper
Traduttore: Marco Garofalo
Casa Editrice: Dunwich Edizioni
Lingua: Italiano – Inglese
Genere: YA Sci-fi Time Travel
Goodreads – Amazon

Lara Crane è bloccata nella sua mente, in un flusso di linee temporali dove la sua vita è perfetta, proprio come l’ha sempre desiderata.

Ma non è reale. È stato tutto creato da coloro che vogliono usare i viaggi nel tempo per le loro ambizioni personali. Per portare a compimento i loro esperimenti e trasformarla in una mortale assassina temporale.

Se Lara vuole sopravvivere e fermarli, dovrà rischiare di perdere la sua mente e la sua anima, e uscire da una prigione talmente perfetta da realizzare l’unico sogno che abbia mai avuto.” 

 

THE REWIND AGENCY SERIES

  1. Quindici minuti, in inglese “15 Minutes”
    1.5 Rewind, novella di mezzo che racconta il mondo che Lara ha lasciato indietro.
  2. Plugged, secondo libro della serie.
    2.5 Unraveled, novella di mezzo che racconta del padre di Lara.
  3. Detached, terzo libro della serie non ancora pubblicato in italiano.

 

 

Non mi rimane niente. È tutto andato. E, a meno che non riesca a uscire da questa gabbia, non potrò mai provare a tornare indietro nel tempo per mettere a posto ogni cosa.
Ma non posso dare a Rex ciò che vuole, non posso lasciargli studiare ancora di più il mio cervello. Gli ho già dato troppo. Non so che fare, ma non posso neanche arrendermi.
Non ancora.

Plugged di Jill Cooper

TRAMA & PERSONAGGI

Avevamo lasciato in Quindici Minuti una Lara consapevole che il finale perfetto che tanto desiderava non era realtà. Le lancette dell’orologio in cucina, infatti, stavano andando all’indietro.
Pur cosciente di non essere mai davvero scappata dalle grinfie di Rex e della diabolica senatrice che vuole cambiare il corso della storia intera, Lara si ritrova a vivere una realtà virtuale alternativa in cui tutto sembra filare liscio, purché lei faccia il suo lavoro e aiuti il team della Rewind a sviluppare la tecnologia del viaggio nel tempo. Imprigionata da ormai un anno in una gabbia di plexiglass ha scoperto che tutti i suoi cari sono morti o rinchiusi come lei. Sembra stanca di lottare, ma ritroverà presto le sue motivazioni di fronte ai diabolici intenti della senatrice. Deve tornare indietro nel tempo, cambiare tutto di nuovo e sperare di aver successo. Tuttavia per eseguire il suo piano dovrà mettere se stessa in pericolo, tante altre volte.

 

Photoset mio.

Come dicevo nella premessa, ho avuto l’opportunità di leggere Quindici minuti e Plugged uno dopo l’altro, cosa che ha messo in risalto ancor di più la continuità tra i due romanzi e che mi ha fatto appassionare tantissimo alla trama. Plugged alza l’asticella rispetto a Quindici Minuti, complici gli intrighi, i salti nel tempo e la realtà virtuale che sono presenti nel romanzo. È un romanzo più maturo in cui Lara è meno concentrata sulla vita che ha perso con il suo viaggio nel tempo ma decide di lottare e prendere in mano la sua vita, a scapito molto spesso del suo futuro. Un po’ come lei da lettori siamo sempre spiazzati su qualche sia la vera realtà e quale la finzione, oltre che dal gran numero di trame che si incrociano a causa dei viaggi nel tempo. Ed è forse questo il pregio maggiore del romanzo, Jill Cooper infatti crea, trasforma e ribalta la storia più e più volte lasciandoci sempre sorpresi davanti alla ai colpi di scena.

Ammetto che mi ero già affezionata a Lara, per il suo carattere estremamente fragile e al tempo stesso così forte – e anche parecchio incosciente – da essere pronta a perdere tutto e morire pur di vedere realizzato un suo sogno. Qui mi si è spezzato quasi il cuore a seguirla nella realtà virtuale, dove tutto era perfetto come lei voleva. La prigionia di Rex l’ha piegata, ma non spezzata, nonostante i continui tentativi dell’uomo di mettere alla prova la sua sanità mentale. Mi è piaciuto come, rispetto al primo libro, sia più cauta, pronta a mettere tutto in discussione, persino il fatto che il ragazzo che ama Donovan, non sia lo stesso che per un anno ha “conosciuto” nella realtà virtuale. È di certo una crescita soprattutto caratteriale rispetto a ciò che aveva fatto con Rick. Per certi versi l’unico segno di debolezza da parte sua, oltre ai suoi cari in pericolo, è il suo voler prendersi la colpa di quasi tutto quello che è accaduto. Si sente responsabile per ciò che ha fatto e anche per cose che molto spesso non sono una diretta conseguenza dei suoi comportamenti, come il comportamento di sua madre e le accuse verso il padre in questa nuova linea temporale. È proprio la famiglia il nucleo su cui girano tutte le azioni di Lara, che diventa ancora una volta l’eroina del romanzo.
Dato che buona parte del romanzo si svolge tra finzione e realtà, è difficile stabilire quale siano i personaggi, all’infuori di Lara, che mi sono piaciuti di più. Lungo il libro abbiamo molto spesso la conferma dei comportamenti, ossia la conferma della personalità anche nella realtà virtuale, mentre altri mi hanno convinta di meno. Sicuramente ho apprezzato Donovan, non tanto per una caratterizzazione più approfondita, visto che l’ho trovato ancora troppo stereotipato, ma per la relazione che ha con Lara. La protagonista, infatti, pur avendo scelto chiaramente quale sia il suo interesse amoroso principale, lasciando da parte il triangolo amoroso, distingue i due diversi Donovan – quello virtuale e quello reale – e mette in discussione il suo voler essere contro la madre senatrice, dando libera scelta al ragazzo.
Mi ha convinto anche di più la madre di Lara, dopo che in Quindici minuti ero rimasta piuttosto delusa dal suo comportamento. Da scienziata quale è mi aspettavo sarebbe arrivata a capire che dietro le accuse nei confronti del marito ci fosse un complotto, soprattutto dato che aveva inteso i veri piani della senatrice.

WORLD BUILDING

Considero i viaggi nel tempo e le loro dinamiche come parte del World Building. Sono felice che l’autrice abbia scelto che i viaggi fossero pieni di implicazioni, non solo a livello di cambiamenti nella storia, anche piccoli, ma soprattutto per ciò che comportano a Lara. Capita spesso di avere una rappresentazione dei viaggi nel tempo molto semplicistica dove molto spesso le uniche conseguenze sono nelle trame o si cerca di far rimanere tutto come è stato “scritto”. Invece, Lara con i suoi malesseri da viaggio nel tempo e i suoi cambiamenti continui ha portato una ventata di novità che non mi è dispiaciuta. Stessa cosa mi è piaciuta tanto anche la rappresentazione della realtà virtuale dove tutto sembra uguale alla realtà, ma ci sono piccoli dettagli che possono farti capire che non tutto è reale. Devo dire che gli orologi che andavano all’indietro mi hanno riportato un po’ alla mente la scena finale del film Inception, quando la trottola gira quasi all’infinito e non sappiamo se mai si fermerà.

Qualcuno potrebbe obiettare che ancora non vengono date risposte ‘scientifiche’ ai viaggi nel tempo e alla realtà virtuale, ma credo che in una serie come questa sia poco necessario inserire teorie e contro teorie su come tutto questo possa succedere in un universo che è del tutto simile al nostro sopratutto a livello di tecnologia. D’altronde sono domande aperte che forse avranno una risposta nei prossimi libri.

IL FINALE

Pur essendo il secondo libro di una serie, ciò che mi ha colpito di più di questo romanzo è che, oltre a spingere tanto l’acceleratore sull’azione della trama, c’è un finale abbastanza conclusivo. Non mi aspettavo di certo una fine in grado di concludere le vicende, sopratutto perché era all’interno di una serie che continuava. Solitamente quando accade qualcosa di simile mi chiedo sempre se il terzo libro sia solo un prolungamento della serie – sì, avete capito, qualcosa per allungare il brodo – o se c’era una motivazione altra che mi sfugge. In questo caso credo fosse più la seconda la vera motivazione. Nonostante concludesse la storia, è stato quasi come chiudere un cerchio: abbiamo iniziato la storia con una certa situazione iniziale che ritroviamo nel finale. C’è un filo rosso che collega tutto, ossia la famiglia. C’è una risposta certa a quella che era la domanda iniziale di Lara, quella che riguardava il riunire i suoi cari di nuovo. Non vi dirò se riuscirà a salvare la famiglia, per ovvi motivi di spoiler, ma mi è piaciuto come ha ripetuto ancora una volta il leitmotiv di tutto il romanzo. Tutto alla fine torna.
Poi sono rimasta ugualmente interdetta per via della mancanza di cliffhanger, perché non mi ha lasciato la giusta dose di curiosità nei confronti del terzo libro, ma alla fine sono quasi soddisfatta. Alla fine ovviamente continuerò a leggere la serie, d’altronde può succedere di tutto in una saga come questa, però la spinta finale me la immaginavo molto simile a Quindici minuti e mi sono sbagliata.


RIEPILOGANDO…
PRO
CONTRO
  • protagonista convincente
  • viaggi nel tempo ben strutturati
  • grande presenza della realtà virtuale
  • personaggi tutto sommato ben delineati
  • finale, ma questo potrebbe essere anche un pro
  • lo stile dell’autrice

Lo stile dell’autrice mi ha convinto fino ad un certo punto. Nonostante sia semplice, a volte era troppo esplicativo. Molto spesso faceva dire ai personaggi cose che potevamo capire anche dalle azioni o dalle descrizioni. Credo il problema stia in quella che è la regola “Show, don’t tell” (Mostra, non raccontare), che è una regola non semplice per gli autori. Alla fine è anche un mio gusto personale.

Tra realtà virtuali e viaggi nel tempo, la vita di Lara è appesa ad un sottile filo tra realtà e finzione. Riuscirà la nostra protagonista a non perdere la ragione e salvare la sua famiglia?

Rating:

Cosa faresti se potessi tornare indietro di 15 minuti?

Ho sempre sognato di poter viaggiare indietro nel tempo, che sia per quindici minuti o molto di più. In realtà credo di essere molto più avida di tempo di Lara, ma di avere meno motivazioni per farlo. Sì, potrei correggere miei errori, o errori degli altri, ma probabilmente lo farei solo per vivere un momento felice, senza cambiare una singola virgola di quell’attimo di felicità. Tornerei sicuramente indietro per vedere persone che ormai non ci sono più, rivivere con loro momenti stupendi. Però temo che come Lara finirei per rimanere troppo invischiata nel passato per lasciare andare e cambierei tutto solo per un momento egoistico.
Certo, se prima o poi inventassero dei viaggi nel tempo, in luoghi lontani e paesi diversi, cederei subito perché il passato dell’umanità, la storia, è sempre stato il mio piccolo debole. E poi volete mettere visitare il 1800 inglese da cui dico sempre di provenire?!

E voi? Cosa fareste se poteste andare indietro di 15 minuti?

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