Recensione: “An Enchantment of Ravens” di Margaret Rogerson

Buon venerdì, Petrichors!
Si torna a parlare di recensioni nel blog. Oggi vi parlo di una novità inglese che mi ha colpita per la sua cover mozzafiato – disegnata dalla magnifica Charlie Bowater – e per la trama molto affascinante. L’hanno comparato alla Maas e, come leggerete, mi unirò al coro anche io, però qualche piccolo difetto sono riuscita a trovarlo. Il libro vira molto verso un genere che potremmo definire fantasy romance, quindi preparatevi ad una storia d’amore travolgente perfetta per l’autunno.

Titolo: An Enchantment Of Ravens
Autore: Margaret Rogerson
Casa Editrice: Margaret K. McElderry Books
Lingua: Inglese
Genere: YA Fantasy Romance
English Level: Intermediate
Auto-conclusivo
Goodreads – AmazonBook Depository

Isobel is a prodigy portrait artist with a dangerous set of clients: the sinister fair folk, immortal creatures who cannot bake bread, weave cloth, or put a pen to paper without crumbling to dust. They crave human Craft with a terrible thirst, and Isobel’s paintings are highly prized among them. But when she receives her first royal patron—Rook, the autumn prince—she makes a terrible mistake. She paints mortal sorrow in his eyes – a weakness that could cost him his life.

Furious and devastated, Rook spirits her away to the autumnlands to stand trial for her crime. Waylaid by the Wild Hunt’s ghostly hounds, the tainted influence of the Alder King, and hideous monsters risen from barrow mounds, Isobel and Rook depend on one another for survival. Their alliance blossoms into trust, then love, violating the fair folks’ ruthless Good Law. There’s only one way to save both their lives, Isobel must drink from the Green Well, whose water will transform her into a fair one—at the cost of her Craft, for immortality is as stagnant as it is timeless.

Isobel has a choice: she can sacrifice her art for a future, or arm herself with paint and canvas against the ancient power of the fairy courts. Because secretly, her Craft represents a threat the fair folk have never faced in all the millennia of their unchanging lives: for the first time, her portraits have the power to make them feel.

IN ITALIANO

Isobel è una ritrattista di talento con un gran numero di clienti pericolosi: il sinistro popolo fatato, creature immortali che non possono fare il pane, tessere abiti, o scrivere su carta senza ridurre tutto in cenere. Bramano l’artigianato umano terribilmente assetati, e i dipinti di Isobel hanno un enorme prezzo tra di loro. Ma quando lei riceve il suo primo mecenate reale – Rook, il principe d’autunno – commette un terribile errore. Disegna il dolore mortale nei suoi occhi – una debolezza che potrebbe costare a lui la vita.

Furioso e devastato, Rook la porta via nelle terre d’autunno per sottoporla ad un processo per i suoi crimini. Assaliti dai cani spettrali della Caccia Selvaggia, dall’influenza alterata del Re di Alder, e dai mostri orribili che nascono dai tumuli del barrow, Isobel e Rook dipendono l’uno dall’altro per la sopravvivenza. La loro alleanza diventa fiducia, poi amore, violando le leggi brutali del popolo fatato. C’è solo un modo per salvare entrambi, Isobel deve bere dal Green Well, le cui acque la trasformeranno in una fata – al costo della sua stessa arte, per una immortalità stagnante e senza tempo.

Isobel ha una scelta: sacrificare le sue doti per un futuro, o armarsi con pittura e tele contro l’antico potere delle corti fatate. Perché segretamente, la sua Arte rappresenta un pericolo che il popolo fatato non ha affrontato per millenni della loro vita senza cambiamenti: per la prima volta, i suoi ritratti hanno il potere di far provare loro qualcosa.

 

What must it be like? To meet someone, to forge a connection, all in the span of one golden afternoon—only to find out that for her, each passing minute was a year. Each second, an hour. She would be dead before the sun rose the next day. A keen, quiet pain twisted my heart.

That was when I saw the secret hidden deep within his eyes. Impossibly, it was sorrow. Not a fair one’s ephemeral mourning, but human sorrow, bleak and endless, a yawning chasm in his soul. No wonder I hadn’t been able to identify the flaw. That emotion didn’t belong to his kind. Couldn’t belong.

An Enchantment of Ravens di Margaret Rogerson

TRAMA & PERSONAGGI

Isobel è la ritrattista più richiesta del momento per il suo talento e la sua innata abilità nell’Arte della pittura, ma i clienti per cui ha lavorato sin da bambina sono una razza pericolosa. Ogni sua pennellata può essere la salvezza per la sua famiglia o la sua rovina. D’altronde il popolo fatato, sebbene sempre prodigo nel dare ricompense magiche, è privo dei sentimenti umani. Attratti dalle bellezze dell’artigianato degli umani, si avventurano nel loro mondo pur di collezionarne gli oggetti creati. Ma tutto ciò che interessa loro è l’aspetto esteriore e la bellezza della singola cosa. Così quando Isobel si ritrova a scoprire con le sue pennellate nel ritratto di Rook, il principe dell’autunno, del dolore, un dolore terribilmente umano, tutto lentamente inizia a precipitare, avvicinandola lentamente a quella che potrebbe essere una sentenza di morte certa.

An Enchantment of Ravens è una di quelle scoperte casuali che metto in TBR dopo che viene rivelata la copertina. Sono stata magneticamente attratta da questo libro sin da subito anche per via della trama molto affascinante. Come avevo scritto nel Cover Lovers, l’idea che l’Arte potesse scatenare una guerra mi affascinava e credo che questo sia anche uno dei punti forti del romanzo, insieme alla storia d’amore.
Il libro di Margaret Rogerson ha i suoi enormi pregi e anche qualche difetto. Gli manca giusto quello sprint in più, qualche dettaglio che mi allontana dal trovarlo perfetto. E mi dispiace quasi di doverlo dire perché il potenziale c’era ed era anche molto alto. 

Isobel è la protagonista e narratrice del libro, l’artista dallo sguardo attento e dall’incredibile arguzia. Non la vedo come una damigella in pericolo, ma anzi come una giovane dalle incredibili doti e dal grande ingegno, in grado persino di salvarsi da sola se la situazione lo richiede. Forse ha un po’ i tratti del personaggio perfetto ma la sua più grande debolezza all’interno del romanzo è proprio il suo modo di essere umana. I suoi sentimenti, che siano anche solo unicamente per la famiglia, la rendono completamente diversa da tutti gli esseri fatati che la circondano.
Quello che scopre di provare per Rook, pur costellato dai mille dubbi, è quasi un amore segnato dal destino. In questo senso di comprendersi seppur così diversi tra loro ho inteso il loro amore. Qualcuno potrebbe urlare che si tratta di instalove, del colpo di fulmine immediato, ma pure essendo stato un attimo contraddetta dall’idea non l’ho sentito come tale o almeno non l’ho sofferto come di solito mi capita in altri casi. Il tormento, alla fine, c’è per entrambi, anche se magari non è quello che mi aspettavo da questo romanzo.

Aprirei un’enorme parentesi Rook ma poi diventerebbe un po’ imbarazzante perché potrebbe essere ai limiti del fangirlamento puro. Mi è piaciuto molto, ricordandomi in modo forse più leggero e scanzonato il Rhysand della Maas. Mettete anche che io amo i corvi, l’autunno e probabilmente anche i personaggi maschili che sembrano duri ma hanno il cuore tenero e avrete la mia romance perfetta. Certo, Rhysand non lo batterà nessuno, ma Rook si merita qualche stellina di approvazione.

Forse uno dei difetti più evidenti del romanzo è la mancanza di un vero cattivo. In realtà c’è, ma non ha la forza di molti altri villains che ho conosciuto in altri libri. Al tempo stesso, salvo qualche raro caso, tutti gli altri personaggi sono mono-dimensionali. Non so se sia stata una questione di spazio – dato che il libro non supera le 300 pagine – o di non capacità dell’autrice, ma di certo il romanzo ne soffre. La storia si chiude un po’ attorno ai due personaggi principali, lasciando tutti gli altri fuori.

WORLD BUILDING

Foto dal mio Instagram.

Uno degli elementi che forse avrebbe meritato più spazio e approfondimento è sicuramente il World Building. Dato che ho amato l’ambientazione, o almeno la sua base, avrei decisamente voluto saperne di più. Il popolo fatato che vive lontano dagli occhi degli uomini ma è crudele e spietato, le leggi stabilite perché fate e umani non si uniscano e anche l’età di Rook sono tutte questioni interessanti che meriterebbero più spazio in un romanzo del genere.
L’occhio artistico di Isobel ci fa scoprire il mondo del popolo fatato e anche il suo, mischiando le sue conoscenze e i dettagli che l’autrice ci dà. Però, pur essendo abbastanza solido viene la voglia di conoscere di più, scoprire di più. Se poi penso che i setting, i veri e propri “ambienti” dove si svolge l’azione sono in fondo quasi solo quattro, mi viene da storcere il naso. Non esploriamo di più e per certi versi non abbiamo neanche l’idea se esiste solo quel piccolo pezzo di terra dove Isobel si muove. Si accenna spesso ad altro, ma rimane tutto molto lontano e distante, quasi intangibile.
Probabilmente è solo un piccolo dettaglio dell’ambientazione ma ho amato il modo di descrivere la pittura e la ricerca che l’autrice ha fatto. Ho scoperto essere anche lei una appassionata e penso traspaia molto da ciò che Isobel racconta.

IL FINALE

Direi che il libro è autoconclusivo? Non saprei. Vedo una sorta di conclusione, ma al tempo stesso qualcosa rimane aperto. È una sensazione decisamente strana, un dolceamaro in bocca. Soprattutto verso la fine ho avuto come l’impressione che l’idea iniziale dell’autrice abbia preso un’altra piega. Non dico che non mi sia piaciuto in definitiva, ma non vedo la chiusura del cerchio e neanche un percorso di crescita compiuto. Oltre ad avere la strana sensazione che questo sia solo il primo libro di una serie. Se arriverà l’annuncio mi sentirete dire “L’avevo detto” in lungo e in largo. E poi spero che con un libro nuovo dimenticherò tutte le negatività di questo.


RIEPILOGANDO…

PRO
CONTRO
  • bei protagonisti
  • ambientazione interessante
  • storia d’amore
  • stile dell’autrice
  • altri personaggi poco incisivi
  • autoconclusivo? forse no!
  • troppe domande senza risposta
Sembra una recensione molto negativa ma, credetemi, mi è piaciuto molto leggere il romanzo. Mi sono immersa e lasciata trascinare con facilità dalla Rogerson. Quindi sì, lo consiglio più ad un pubblico che ama il fantasy romantico piuttosto a chi preferisce quello epico. E anche in parte ai fan della serie ACOTAR della Maas perché sicuramente rimarranno rapiti dall’atmosfera e ritroveranno molti elementi in comune anche in questo romanzo. 
Rating:

EXTRA

Questa parte è un po’ fuori dalla recensione ma volevo davvero mostrarvi questi sketches disegnati da Charlie Bowater per la copertina del romanzo. Sono una fan di questa illustratrice inglese e ho sempre trovato interessante parlare di come nascono le copertine dei romanzi. Alla fine credo che questa sia la più bella e adatta, ma sono un piccolo spettacolo anche questi disegni.

Che ne dite?
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